QUANDO UN BAMBINO SI BLOCCA: UN PUNTO DI VISTA FAMILIARE

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17 Ott

Spesso incontriamo in StanzaPsico genitori che ci raccontano i blocchi dei propri figli. La fascia d’età è quella dei bambini della primaria di primo e secondo grado, periodo in cui delle aree di autonomia è sano che siano presenti.

Ci raccontano ad esempio che non riescono a dormire nel proprio letto da soli, che fanno fatica a spostarsi in autonomia da una stanza all’altra della casa, che non entrano volentieri a scuola o che non riescono a portare a termine le attività extrascolastiche. Nelle situazioni più complesse sono studenti che non vanno più a scuola o che non escono di casa.

Questi comportamenti di regressione e chiusura ci interrogano e noi, terapeute della famiglia, ci chiediamo: “Se questo/a bambino/a non riesce a portare a termine le cose che lo riguardano, a mettere gli occhi su di sé di cos’altro si sta occupando? Dove sono rivolti i suoi occhi e i suoi pensieri?

In alcune situazioni può essere che si stia preoccupando o occupando di pesi che in realtà non lo dovrebbero riguardare perche’ sono di competenza dei grandi! Ad esempio, la gestione economica familiare dopo che ha sentito tante volte mamma e papà dire che i soldi non bastano mai; oppure il lavoro come fonte di preoccupazione dei genitori; o i pensieri rispetto ai nonni o altri familiari che hanno bisogno di più attenzione e cura. I minori sono sempre competenti nelle relazioni entro le quali si muovono, captano tutto perché sono molto svegli e intelligenti, sensibili nei confronti di chi gli è vicino.

Siamo fermamente convinte che finche’ il bambino sarà impegnato ad occuparsi delle cose che sono di pertinenza dei grandi farà molta fatica ad occuparsi delle sue aree personali e di interesse. Possiamo dire che paga un alto prezzo su di sé per aiutare tutta la sua famiglia.

In situazioni di blocco come quelle sopra descritte lavoriamo nella fase di consulenza con tutta la famiglia, una volta compreso il sintomo invece ringraziamo i minori e li congediamo: questo è un passaggio importante che permette a tutti di comprendere che ora saranno gli adulti ad occuparsi di lui e non il contrario.

L’obiettivo del lavoro insieme ai genitori è riassumibile principalmente nei seguenti punti:

  1. Togliere l’etichetta di bambino capriccioso, perché non sono capricci ma sintomi. I sintomi NON MENTONO MAI e sono dei comportamenti che portano con sé un profondo significato relazionale. Compito del terapeuta familiare è tradurli in parole comprensibili a tutti.
  • Modificare la percezione che il bambino ha della sua famiglia in modo che possa sentire che intorno a lui ci sono adulti competenti, che hanno risorse e sono responsabili, in grado di occuparsi delle cose dei grandi.
  • Ristabilire i confini tra adulti e bambini. Sedersi su una sedia troppo alta per le proprie competenze, prendere il posto dei grandi è molto scomodo e impedisce al minore di vivere serenamente la sua età.

Solo ristabilito un equilibrio tra adulti e minori sarà possibile per il bambino tornare al suo posto ad occuparsi delle sue cose: la scuola, gli amici, lo sport e il divertimento.

In StanzaPsico puoi trovare un valido aiuto per aiutare tuo figlio/a in un momento di complessita’.

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