18
Giu
Molte famiglie si trovano a dover scegliere se dire o non dire rispetto a situazioni delicate come possono essere malattie, lutti, separazioni, trasferimenti abitativi… Ecco alcune indicazioni che è bene tener presente quando ci sono dei minori in famiglia.
- L’importanza delle parole Non esistono parole giuste o sbagliate. Non esistono perché ogni famiglia ha le sue per intendersi. Tuttavia è bene utilizzare parole comprensibili per l’età del minore. E’ necessario mettere parola affinchè i bambini o i ragazzi non si creino false fantasie su quanto sta accadendo intorno a loro. Se ho congruenza tra quanto vivo e quanto mi viene detto riuscirò a vivere meglio un momento che potrebbe essere di cambiamento come un lutto, una separazione, un trasferimento. Al contrario se percepisco che qualcosa è cambiato ma mi viene raccontato che non sta accadendo niente farò più confusione e rischierò di colpevolizzarmi inutilmente. Ad esempio, soprattutto i bambini che, proprio perché sono bambini, si percepiscono ancora al centro del mondo tenderanno a caricarsi della responsabilità di un litigio, di un allontanamento o di una malattia se non viene loro adeguatamente raccontato cosa sta accadendo. Potrebbe essere utile a tal proposito informare anche le altre agenzie educative del minore (scuola, oratorio, sport…) per condividere cosa sta accadendo e cosa è stato raccontato in modo da mantenere una coerenza oltre ad avere degli alleati di comunicazione.
- Tempi e luoghi Quando e dove comunicare è un aspetto importante che è bene tenere sempre presente, soprattutto se i bambini sono molto piccoli. E’ bene prendersi un tempo di calma e quiete in cui il bambino, dopo aver ricevuto la comunicazione può facilmente recuperare l’adulto per fare altre domande. Può capitare infatti che, dopo una comunicazione importante i bambini tornino a giocare o a colorare e solo successivamente vengano in mente loro delle domande da fare. Si suggerisce quindi che l’adulto sia disponibile e facilmente recuperabile dal minore così da non lasciarlo solo con domande difficili nella testa. Ad esempio è bene comunicare a casa sapendo che poi ci sono delle ore davanti in cui si è presenti, non la mattina di fretta prima di uscire da casa o la sera prima di andare a dormire. Ricordiamo che la comunicazione è un processo e non si esaurisce in un solo momento.
- Esprimere le proprie emozioni Spesso gli adulti tendono a nascondere la loro emotività per non farsi vedere dai figli. Tuttavia può essere sano mostrare le proprie emozioni in modo da permettere ai più piccoli di esprimere le proprie. E’ sano raccontare che si è tristi o piangere per una malattia di una familiare, per la perdita di un nonno, per una separazione. Diverso è chiedere implicitamente al minore di farsi carico del dolore degli adulti. “Se i bambini portano in braccio gli adulti il mondo è al rovescio” (M.Gandolfi)
- Rassicurare e consolare Reazioni emotive sono normali e devono essere messe in conto. Ad esempio è normale che un bambino pianga se viene a lui comunicato un lutto. Questo non deve preoccupare ma al contrario essere vista come una reazione coerente con quanto raccontato. E’ importante garantire al minore uno spazio in cui possa esprimere le sue emozioni che sono legittime e sane. Rassicurare e consolare sono azioni che spettano agli adulti di riferimento.
- Dare speranza Gli eventi critici come i lutti, le separazioni, le malattie, i trasferimenti sono parte della vita. La vita però prosegue anche se in maniera diversa rispetto a prima e per questo è bene reagire e dare speranza ai minori.
In StanzaPsico puoi trovare delle valide professioniste che sapranno accompagnarti nei tuoi processi di comunicazione, anche quelli apparentemente più complessi.
